Se hai mai trovato un vetro rotto senza un apparente motivo, potresti essere di fronte a un caso di shock termico. Questo fenomeno, sempre più comune con l’uso di vetri basso emissivi e selettivi, avviene quando il vetro si scalda in modo non uniforme, creando tensioni interne che lo portano alla rottura.
In questo articolo, scopriremo cos’è lo shock termico del vetro, perché avviene, come riconoscerlo e, soprattutto, come prevenirlo.

Indice
Che cos’è lo shock termico del vetro?
Lo shock termico del vetro è una rottura improvvisa causata da una differenza di temperatura tra diverse aree della stessa lastra. Quando una parte del vetro si riscalda più velocemente rispetto a un’altra, il materiale si espande in modo disomogeneo, generando tensioni interne che possono portare alla rottura.
Dal punto di vista fisico, il vetro è un materiale amorfo e fragile, che non ha la capacità di deformarsi plasticamente come i metalli. Quando il differenziale termico supera il limite di resistenza del materiale, si generano delle crepe che si propagano rapidamente, causando la rottura della lastra.
Questo fenomeno è sempre più diffuso con i vetri moderni, come quelli basso emissivi, colorati o a specchio, che assorbono più energia rispetto ai vecchi vetri trasparenti.

Perché il vetro si rompe per shock termico?
La principale causa dello shock termico nel vetro è una combinazione tra l’assorbimento energetico e la disomogeneità delle temperature sulla lastra. Quando una parte del vetro rimane in ombra e un’altra è esposta al sole, si creano zone con temperature molto diverse. La parte esposta assorbe calore e si dilata, mentre quella in ombra rimane più fredda e subisce minore espansione. Questo contrasto genera tensioni interne che possono portare alla rottura.
Con i vetri normali che venivano installati fino agli anni 90, il fenomeno era rarissimo, quasi sconosciuto. Questo perché l’assorbimento energetico di quei vetri era molto basso, permettendo una dissipazione uniforme del calore. I vetri di nuova generazione, invece, come quelli basso emissivi, trattengono più calore rispetto ai modelli tradizionali. Ad esempio, un vetro basso emissivo a triplo strato (1.0 W/m²K) ha un assorbimento energetico doppio rispetto a uno con solo due strati di argento (1.1 W/m²K). In pratica, un piccolo miglioramento dell’isolamento termico porta a un maggiore accumulo di calore nel vetro, aumentando il rischio di shock termico.
Le stagioni più critiche per questo tipo di rottura sono l’autunno e la primavera, quando le escursioni termiche tra giorno e notte sono più marcate. Il problema si verifica soprattutto su vetri esposti da nord-est a nord-ovest, passando per il sud, dove il sole colpisce le superfici con angolazioni variabili nel corso della giornata.

Normativa UNI sullo shock termico
Le normative UNI che trattano la resistenza termica dei vetri sono la UNI 7697, la UNI EN 572-1 e la normativa UNI. La UNI 7697 stabilisce i criteri per la sicurezza nell’impiego del vetro negli edifici, indicando quali tipologie di vetri devono essere utilizzate in base alla destinazione d’uso e ai rischi associati, inclusi quelli derivanti dallo shock termico.
La UNI EN 572-1, invece, definisce le specifiche tecniche per i vetri piani di silicato sodico-calcico, stabilendo requisiti di qualità, produzione e prestazione per garantire un utilizzo sicuro e conforme alle normative europee. Queste norme forniscono indicazioni essenziali su quando e come utilizzare vetri rinforzati per ridurre il rischio di rottura da shock termico.
Come riconoscere le rotture da shock termico?
Una rottura da shock termico ha delle caratteristiche ben precise che la distinguono da altri tipi di danni:
- La crepa parte sempre dal bordo del vetro.
- La frattura ha un andamento a “zig-zag” o a “ramificazione”.
- Spesso la rottura si estende progressivamente nel tempo.
- Non sono presenti segni di impatto o urti esterni.
Se il tuo vetro si è rotto in questo modo, è molto probabile che si tratti di shock termico:

Lo shock termico del vetro è in garanzia?
Nessun produttore o installatore garantisce il vetro contro lo shock termico, poiché si tratta di una rottura causata da condizioni ambientali e non da difetti di produzione. Le garanzie sui vetri coprono solitamente problemi di sigillatura e difetti strutturali, ma non danni derivanti da sbalzi termici.
Nel caso della sigillatura della camera molti produttori danno 10 anni di garanzia ma non sullo shock termico perchè è un fattore non prevedibile.
Lo shock termico è purtroppo parte di una caratteristica intrinseca del materiale. Il vetro, infatti, è sensibile agli sbalzi termici e alla distribuzione irregolare del calore sulla sua superficie, il che può causare rotture indipendentemente dalla qualità o dal processo di produzione
Esistono però soluzioni per ridurre il rischio di rottura, come vedremo nel prossimo paragrafo.

Come prevenire lo shock termico del vetro?
Per ridurre il rischio di shock termico nei vetri, ecco alcune soluzioni pratiche:
- Utilizzare vetri induriti: Sono vetri trattati termicamente per aumentare la resistenza agli sbalzi termici, senza arrivare alla resistenza estrema dei vetri temperati.
- Scegliere vetri temperati: Il vetro temperato subisce un processo di riscaldamento e raffreddamento rapido che ne aumenta la resistenza fino a 4-5 volte rispetto a un vetro standard.
- Molatura filo grezzo: La molatura del bordo del vetro riduce il rischio di rottura, poiché elimina microfessure che potrebbero innescare una frattura termica.
- Utilizzare lastre extrachiare: Questi vetri, essendo più puri, hanno un minore assorbimento energetico.
- Evitare ombreggiature parziali: Tende, persiane, tapparelle, pellicole per vetri termiche, mobili, veneziane interne al vetro o altri oggetti posizionati vicino ai vetri possono creare differenze di temperatura localizzate. Questo accade soprattutto quando tali elementi vengono lasciati parzialmente aperti, come una tenda esterna abbassata a metà, creando zone d’ombra disomogenee che favoriscono la formazione di tensioni nel vetro.
- Scegliere vetri con un assorbimento energetico equilibrato: Un vetro basso emissivo a due strati di argento (1.1 W/m²K) potrebbe essere più sicuro di uno a tre strati (1.0 W/m²K) in alcune situazioni.
- Fare attenzione alle dimensioni: I vetri più grandi di 2,5 metri quadrati sono più soggetti a shock termico.
Inoltre, per garantire ulteriore sicurezza, si può eseguire il test HST (Heat Soak Test), un processo che riduce il rischio di rottura spontanea dei vetri temperati eliminando eventuali inclusioni di solfuro di nichel, una delle cause principali di fratture impreviste nei vetri sottoposti a stress termico.
Consiglio dell’esperto William Bisacchi: utilizza vetri extrachiari con molatura a filo grezzo per attenuare al minimo il rischio di rottura. Per eliminarlo completamente, utilizza vetri induriti.

La soluzione del vetro temperato
Abbiamo capito che la differenza di temperatura tra le parti esposte e quelle in ombra è un fattore determinante.
E’ importante sapere che non tutti i vetri reagiscono allo stesso modo. Il classico vetro float ricotto, ad esempio, può rompersi con una differenza di temperatura di appena 40°C sulla stessa lastra (tra una zona al sole e una in ombra).
Al contrario, il vetro temprato resiste molto meglio: può sopportare differenze fino a 200°C e raggiungere temperature anche di 250°C se riscaldato in modo uniforme. Questo lo rende la scelta ideale in tutte quelle situazioni dove il vetro è esposto a forti sbalzi termici, come nei serramenti di design esposti al sole o vicino a fonti di calore.
In condizioni naturali, una rottura per stress termico in un vetro temprato è praticamente impossibile.
FAQ – Domande frequenti
A quale temperatura si rompe il vetro? Il vetro può rompersi per shock termico quando la differenza di temperatura tra due zone della stessa lastra supera i 30-40°C.
Cosa succede con uno shock termico? Quando il vetro subisce uno shock termico, le aree più calde si dilatano mentre quelle più fredde rimangono contratte. Questa differenza genera tensioni interne che possono causare la rottura improvvisa del vetro, partendo solitamente dai bordi.
Quali sono i vetri che impediscono lo shock termico? I vetri basso emissivi e selettivi sono progettati per ridurre lo scambio termico tra interno ed esterno, limitando la dispersione di calore in inverno e il surriscaldamento in estate. Anche i vetri con trattamento riflettente o a doppia/tripla camera contribuiscono a ridurre gli sbalzi termici e migliorare l’isolamento.
Consulenza personalizzata per la scelta del vetro
Se vuoi evitare problemi di shock termico, è fondamentale scegliere il vetro giusto in base a esposizione solare, dimensioni e condizioni climatiche. Ogni situazione è diversa, ed è per questo che offro una consulenza mirata per aiutarti a trovare la soluzione perfetta.
Ogni installazione ha esigenze specifiche, che dipendono da fattori come l’esposizione solare, la dimensione delle lastre e le condizioni climatiche. Con anni di esperienza nel settore e il metodo SistemaBisacchi®, posso consigliarti la soluzione migliore per garantire sicurezza, durata e prestazioni ottimali.
- Consulenza: www.blogbisacchi.it/consulenza
Ciao e al prossimo articolo,
William Bisacchi

Rispondi