Classificazione serramenti, in sintesi: è l’insieme dei criteri con cui si ordinano le finestre, per materiale, per tipo di apertura, per stile e soprattutto per classi di prestazione misurate secondo norme europee: permeabilità all’aria, tenuta all’acqua, resistenza al vento e antieffrazione.
Il buono: le classi sono numeri oggettivi, testati in laboratorio: non si possono raccontare.
Il brutto: sono quattro scale diverse e ognuna ha la sua logica, quindi bisogna sapere quale si sta guardando.
Il cattivo: parlare di “classe” per l’isolamento termico. Non esiste, e tra poco ti spiego perché.
Sulla classificazione dei serramenti c’è una confusione che mi tocca smontare quasi ogni settimana in showroom, e la faccio da uno che vende infissi dal 1988. Quando un cliente mi chiede “che classe hanno queste finestre?”, nella sua testa esiste una scala unica dove classe 4 è meglio di classe 2. Non funziona così, e capirlo ti mette in una posizione di forza enorme davanti a qualsiasi venditore. Vediamo tutti i criteri, uno per uno.
Indice

Classificazione per materiale
È il primo criterio, il più intuitivo e anche quello che conta meno di quanto si creda. I materiali in commercio sono quattro e ognuno ha un profilo di pregi e difetti abbastanza netto.
| Materiale | Quando funziona | Quando è sbagliato | Nota pratica |
|---|---|---|---|
| PVC | Ottimo isolamento termico e acustico, zero manutenzione, prezzo contenuto. | Ante molto grandi o colori scuri in pieno sole. | Durata realistica 25-30 anni sul bianco di qualità. |
| Legno | Estetica calda, buon isolamento, contesti vincolati e case d’epoca. | Se non vuoi rinnovare la finitura esterna ogni 5-6 anni. | Il lamellare è più stabile del massello sulle grandi sezioni. |
| Alluminio | Profili sottilissimi, grandi luci, durata praticamente illimitata. | Senza taglio termico su locali riscaldati: è anche fuorilegge. | Deve essere a taglio termico, e la barriera va dimensionata. |
| Legno-alluminio | Legno dentro, alluminio fuori: prestazioni e nessuna manutenzione esterna. | Con budget stretto: è il più costoso dei quattro. | Sulle ville è la soluzione più equilibrata, se il budget lo permette. |
Se vuoi il confronto approfondito, guarda infissi in PVC o alluminio e infissi legno-alluminio. Una cosa però te la dico subito: la differenza tra due materiali diversi ben fatti è più piccola della differenza tra lo stesso materiale posato bene o posato male.
Classificazione per tipo di apertura
Secondo criterio, e questo incide molto sulla tenuta oltre che sulla comodità d’uso. Le finestre si dividono in battente, che apre verso l’interno su cerniere laterali ed è la più diffusa in Italia perché chiude benissimo; anta-ribalta, che aggiunge al battente la possibilità di inclinare l’anta per la microventilazione; vasistas, che fa solo il movimento a ribalta ed è tipica di bagni e cantine; scorrevole, che libera spazio ma tiene un po’ meno; alzante scorrevole, che in chiusura abbassa l’anta comprimendo le guarnizioni e recupera quasi tutta la tenuta; e bilico, che ruota su un asse centrale ed è una scelta di design.
La regola che do sempre è semplice: a parità di qualità, un battente chiude meglio di uno scorrevole tradizionale, e un alzante scorrevole chiude meglio di uno scorrevole a scivolo. Se hai bisogno di grandi aperture non rinunciarci, ma sappi che per pareggiare la tenuta di un battente devi salire di categoria. Approfondimenti in tipi di aperture degli infissi.

Classificazione per prestazioni: le classi vere
Ecco il capitolo che vale l’articolo intero. Quando un tecnico parla di “classe” di un serramento si riferisce a una di queste quattro scale, tutte normate a livello europeo e tutte misurate in laboratorio su un campione reale.
| Prestazione | Norma | Scala | Cosa pretendere |
|---|---|---|---|
| Permeabilità all’aria | EN 12207 | Classi 0-4 (4 = migliore) | Classe 4. È quella che ti toglie gli spifferi. |
| Tenuta all’acqua | EN 12208 | Da 1A a 9A, poi E750, E900… | Almeno 7A-9A su facciate esposte a pioggia e vento. |
| Resistenza al vento | EN 12210 | Numero 1-5 più lettera A/B/C | Sale con l’altezza e con la superficie dell’anta. |
| Antieffrazione | EN 1627 | Da RC1 a RC6 | RC2 minimo sensato in casa, RC3 al piano terra. |
Cosa significano davvero quei numeri
Le classi diventano utili solo quando sai a cosa corrispondono. Te le traduco in vento e in acqua, che è il modo in cui le senti a casa tua.
Permeabilità all’aria (EN 12207). Misura quanta aria passa dal serramento chiuso. Le classi vanno da 0 a 4 e la 4 è la migliore: un serramento in classe 4, a 100 Pa di pressione, lascia passare circa 3 metri cubi d’aria all’ora per metro quadro di superficie. Sotto la classe 3 gli spifferi cominci a sentirli.
Tenuta all’acqua (EN 12208). Il numero indica fino a che pressione il serramento resta impermeabile, la lettera indica il metodo di prova: A per serramenti completamente esposti, B per quelli riparati sotto sporti, balconi o logge. La classe 1A cede già a 50 Pa, cioè con un vento di circa 30 km/h; la 9A resiste fino a 600 Pa, che equivalgono a un vento intorno ai 110 km/h. Oltre la 9A si entra nelle classi E750, E900 e oltre, dove il numero è direttamente la pressione in Pascal.
Resistenza al vento (EN 12210). Qui la sigla ha due parti e vanno lette insieme. Il numero da 1 a 5 è la pressione di prova: 400 Pa la classe 1, 800 la 2, 1.200 la 3, 1.600 la 4 e 2.000 Pa la 5. La lettera dice quanto il telaio può flettersi sotto quella spinta: A ammette una deformazione fino a 1/150 della luce, B fino a 1/200, C fino a 1/300, quindi C è la più rigida. Un serramento C5 è provato alla pressione massima con la deformazione minima ammessa.
Tienilo a mente quando confronti due preventivi: B3 e C3 non sono la stessa cosa, anche se il numero è identico.
Non esiste una “classe” di isolamento termico dei serramenti. La trasmittanza si esprime con un numero continuo, la Uw in W/m²K, non con una classe: 1,3 non è “classe 3” ed è meglio di 1,5 senza che ci sia nessuna scala di mezzo. Quando qualcuno ti dice “questi sono classe 4, isolano benissimo” sta confondendo la permeabilità all’aria con l’isolamento termico. Sono due cose diverse, ed è uno degli equivoci più diffusi del settore. Su questo trovi tutto in trasmittanza termica infissi.
Questa è la cosa che spiazza tutti. La marcatura CE obbliga il produttore a dichiarare le classi, non a raggiungerne una minima: un serramento in classe 1 di permeabilità è perfettamente conforme e commercializzabile quanto uno in classe 4. Il giudizio sulla qualità non lo dà la norma, lo devi dare tu leggendo i numeri. Ecco perché “è tutto a norma” non significa assolutamente niente.
Le due prestazioni che restano fuori dalle classi sono altrettanto importanti. L’abbattimento acustico si esprime con l’indice Rw in decibel, e più è alto meglio è: ne parlo in isolamento acustico delle finestre. Il fattore solare, indicato con g, dice quanta energia solare passa attraverso il vetro: un valore alto ti scalda gratis d’inverno, un valore basso ti protegge d’estate. Il compromesso giusto dipende dall’esposizione, e per le facciate a sud e ovest esistono i vetri selettivi.
Esiste poi in Italia un’etichetta energetica volontaria per i serramenti, con classi in lettere sul modello degli elettrodomestici. È uno strumento utile per farsi un’idea rapida, ma tienilo per quello che è: un’iniziativa volontaria, non un obbligo di legge, e non sostituisce i numeri della Dichiarazione di Prestazione.
Se devi ricordarti una sola cosa di tutto l’articolo, ricordati questa.
✅ QUESTE HANNO LE CLASSI
Permeabilità all’aria – EN 12207, da 0 a 4
Tenuta all’acqua – EN 12208, da 1A a 9A poi E
Resistenza al vento – EN 12210, da 1 a 5 + A/B/C
Antieffrazione – EN 1627, da RC1 a RC6
❌ QUESTE NON LE HANNO
Isolamento termico – si esprime con la Uw in W/m²K, un numero continuo
Isolamento acustico – si esprime con l’indice Rw in decibel
Fattore solare – si esprime con il valore g, da 0 a 1
Se ti dicono “classe 3 di isolamento”, stanno inventando.
Come si scelgono le classi giuste per casa tua
Adesso la domanda pratica: quali classi ti servono davvero? Non si sceglie a sensazione, si parte dalla pressione del vento del punto dove abiti, che dipende da zona geografica, altitudine, altezza dell’edificio e quanto è riparato.
Ti faccio un esempio concreto per capire il meccanismo. Su un edificio in contesto urbano dove la pressione di riferimento del vento si attesta intorno ai 500 Pa, le classi minime da richiedere sono la classe 3 di permeabilità all’aria e la classe 6A di tenuta all’acqua. Se lo stesso edificio fosse su una costa esposta o in aperta campagna, i valori salirebbero.
La norma che collega tutto questo si chiama UNI 11173, e serve esattamente a quello: partire dalle condizioni reali del tuo sito e ricavare le classi minime che il serramento deve avere. È il passaggio che distingue un preventivo progettato da uno fatto a catalogo, e se il tuo fornitore la nomina spontaneamente sei in buone mani.
La regola pratica che uso io: classe 4 di permeabilità sempre, perché costa poco e cambia il comfort tutti i giorni; classi di tenuta all’acqua alte solo sulle facciate davvero esposte; classe al vento dimensionata sull’altezza e sulla superficie delle ante, e non a caso su tutta la casa.

Classificazione per stile
Ultimo criterio, quello che decide se la casa ti piacerà guardandola. Lo stile moderno punta su profili sottili, colori scuri o neutri e grandi superfici vetrate, ed è la strada quasi obbligata sulle ville contemporanee. Il minimal spinge oltre: telai a scomparsa, filo muro, il serramento che sparisce e resta solo il vetro. Il classico usa partiture, fermavetri sagomati e colori tradizionali, ed è la scelta giusta in centro storico o su una casa d’epoca. Il rustico lavora sul legno a vista, sulle essenze calde e sulle ferramenta in stile.
Il consiglio che do sempre è di partire dal contesto architettonico e non dal catalogo: un profilo antracite minimale su un casale romagnolo del Settecento stona, e in molti centri storici il regolamento edilizio non te lo lascerebbe nemmeno fare. Se il tema ti interessa guarda finiture e colori degli infissi.

I vetri: la voce che pesa di più
Il vetro occupa tra il settanta e l’ottanta per cento della superficie, quindi determina gran parte della prestazione. Il doppio vetro basso emissivo con intercapedine ad argon è oggi lo standard e copre la maggioranza dei casi italiani. Il triplo vetro isola di più ma pesa parecchio e ha senso soprattutto in zone fredde: il confronto è in meglio doppio o triplo vetro.
Poi ci sono i trattamenti. Il basso emissivo rimanda il calore verso l’interno, il selettivo fa passare la luce e respinge il calore del sole, il vetro di sicurezza stratificato o temperato è obbligatorio in certe posizioni secondo la norma UNI 7697. Su quest’ultimo punto sono rigido: non è un accessorio che puoi togliere per far scendere il preventivo, è una prescrizione.
La posa in opera: la classe che non si compra
Tutte le classi di cui abbiamo parlato valgono in laboratorio, su un campione montato in condizioni perfette. A casa tua valgono quanto vale il giunto tra telaio e muro. Un serramento in classe 4 di permeabilità fissato male, con la schiuma buttata dentro e via, in casa tua non è più in classe 4: è semplicemente un serramento caro che fischia.
Le tecniche di posa serie prevedono tre livelli distinti: tenuta all’aria e al vapore verso l’interno, isolamento termico continuo nel mezzo, tenuta alla pioggia e traspirabilità verso l’esterno. La norma di riferimento è la UNI 11673, e i posatori possono essere certificati EQF4. Approfondisci in posa certificata e posa in opera infissi.

Detrazioni fiscali e requisiti
Per accedere alle agevolazioni sulla sostituzione dei serramenti servono tre cose. Primo: il rispetto del valore massimo di trasmittanza previsto per la tua zona climatica, che è più severo per l’Ecobonus rispetto al semplice limite di legge. Secondo: il pagamento con bonifico parlante e causale corretta. Terzo: l’invio della pratica ENEA entro 90 giorni dalla fine lavori.
Le percentuali cambiano ogni anno e non ha senso che le fissi qui: le trovi aggiornate nelle pagine su bonus infissi 2026 e ecobonus infissi 2026. La cosa che invece non cambia mai è questa: conserva Dichiarazione di Prestazione, fatture e ricevuta ENEA in un’unica cartella. Quando venderai casa, quella cartella vale soldi.
Bisacchi e la consulenza tecnica
La Bisacchi lavora su infissi, porte e cancelli dal 1973 e io ci sono dentro dal 1988. Sul preventivo mettiamo per iscritto le classi effettive del sistema proposto e la Uw calcolata sui tuoi serramenti reali, non su un campione di catalogo, perché sono i due dati che ti permettono di confrontarci davvero con chiunque altro. In catalogo trovi infissi in PVC, alluminio a taglio termico, legno e legno-alluminio.
Il metodo è il Sistemabisacchi® e cosa ne dicono i clienti lo leggi nelle recensioni. Se sei nella nostra zona, si comincia con una telefonata allo 0547 53495 oppure con un preventivo gratuito, poi ci vediamo nel nostro showroom di Gambettola e ragioniamo insieme su quali classi ti servono davvero e quali sono sovradimensionate per casa tua. Se invece sei lontano e vuoi un parere indipendente su preventivi che hai già in mano, c’è la consulenza personale con me, che è a pagamento proprio perché non è legata a nessuna fornitura. E nel libro Scegliere gli infissi è facile con Sistemabisacchi® tutte queste classificazioni sono spiegate con disegni.
Domande frequenti sulla classificazione dei serramenti
Quali sono le classi degli infissi?
Le classi normate sono quattro e riguardano prestazioni diverse: permeabilità all’aria secondo la EN 12207 con classi da 0 a 4, tenuta all’acqua secondo la EN 12208 da 1A a 9A più le classi E, resistenza al carico del vento secondo la EN 12210 con un numero da 1 a 5 e una lettera che indica la deformazione ammessa, e resistenza all’effrazione secondo la EN 1627 da RC1 a RC6. Attenzione: l’isolamento termico non ha classi, si esprime con il valore Uw in W/m²K. Confondere le due cose è l’errore più comune quando si leggono i preventivi.
Cosa significa classe 4 negli infissi?
Dipende da quale scala si sta parlando, ed è proprio qui che nasce l’equivoco. Se il riferimento è la permeabilità all’aria, la classe 4 è il livello migliore della EN 12207: un serramento in classe 4 a 100 Pa lascia passare circa 3 metri cubi d’aria all’ora per metro quadro, quindi tenuta ottima e nessuno spiffero. Se il riferimento è l’antieffrazione, la classe RC4 della EN 1627 indica resistenza ad attrezzi da carico come seghe e asce, un livello molto alto e generalmente sovradimensionato per un’abitazione. Quello che la classe 4 non indica mai è l’isolamento termico: per quello serve la Uw.
Cosa vuol dire classe 9A o C5 su un preventivo?
Sono due sigle di scale diverse. La 9A è tenuta all’acqua secondo la EN 12208: il serramento resta impermeabile fino a 600 Pa, cioè con vento intorno ai 110 km/h, e la lettera A significa che è provato come completamente esposto (la B è per posizioni riparate sotto sporti o logge). La C5 è resistenza al vento secondo la EN 12210: il 5 indica la prova alla pressione massima di 2.000 Pa, la C indica la deformazione minima ammessa, fino a 1/300 della luce. Quindi la lettera non è un dettaglio: B3 e C3 non sono lo stesso serramento.
Come capisco la classe di un infisso?
Si legge sulla Dichiarazione di Prestazione, la DoP, che il produttore deve fornire insieme alla marcatura CE. Lì trovi elencate tutte le prestazioni dichiarate con la relativa classe o valore. Se il fornitore non te la dà, non è una dimenticanza ed è un segnale che vale la pena raccogliere. Una precisazione importante: la DoP si riferisce al serramento come prodotto, non al serramento installato a casa tua. Per quello contano la posa e il modo in cui è stato ancorato e sigillato.
Un serramento con classi basse è fuori norma?
No, ed è il punto che sorprende quasi tutti. La marcatura CE obbliga il produttore a dichiarare le classi, non a raggiungere un livello minimo: un serramento in classe 1 di permeabilità all’aria è conforme e vendibile quanto uno in classe 4. Il giudizio sulla qualità lo devi fare tu leggendo i numeri, ed è per questo che la frase “sono tutti a norma” non significa niente.
Cosa faccio adesso?
Prendi il preventivo e cerca la parola “classe”. Se la trovi, chiedi di quale prestazione si sta parlando: è la domanda che separa in un secondo chi conosce il prodotto da chi ripete quello che gli hanno detto in azienda.
Poi fai la verifica vera, che ti costa cinque minuti: chiedi la Dichiarazione di Prestazione e leggila con le tabelle di questo articolo accanto. Cerca quattro cose, cioè permeabilità all’aria, tenuta all’acqua, resistenza al vento e Uw. Se la permeabilità è sotto la classe 4, chiedi perché. Se manca del tutto una delle quattro, hai appena capito con che tipo di fornitore hai a che fare.

📞 0547 53495 | 🏢 via del Lavoro 11/a, Gambettola (FC)

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